Paola Testori

Le mie proposte

01

Un’Europa per il lavoro e la crescita

1) Più lavoro per i giovani: l’Europa deve lanciare un grande piano per il lavoro che contribuisca a facilitare l’entrata nel mondo del lavoro dei giovani ed anche a creare nuovi posti di lavoro; il bilancio europeo dovrebbe sovvenzionare la copertura dei contributi sociali di contratti della durata di due anni per i giovani nel settore privato, veri posti di lavoro nell’economia reale. Questo migliorerebbe anche la competitività delle imprese europee, alleggerendo i contributi per i nuovi assunti.

Si deve introdurre un programma mirato ad aiutare i giovani a intraprendere mestieri di artigiani: a tal fine si dovrebbe finanziare l’assunzione di giovani nelle imprese di artigiani e nelle botteghe storiche attraverso un contributo dato agli artigiani stessi ed il pagamento del periodo di apprendistato. Questo garantirebbe anche il mantenimento di conoscenze ed expertise che fanno parte del patrimonio storico-culturale del nostro paese.

2) Più formazione: si devono preparare i lavoratori non più giovani a far fronte ai cambiamenti tecnologici, all’automazione del lavoro ed ai mutamenti dei vari settori economici: per far questo si deve realizzare, sulla base di una mappa dei lavori che saranno più ricercati nei prossimi decenni, un grande programma europeo per la formazione e la riconversione dei lavoratori a livello europeo. Andiamo incontro alla necessità di una formazione permanente perché la rivoluzione del digitale e dell’intelligenza artificiale continuerà a creare cambiamenti nel mercato del lavoro, richiedendo una continua riqualificazione dei lavoratori.

3) Più attenzione al lavoro femminile: un’attenzione particolare deve essere posta all’occupazione femminile, particolarmente preoccupante in Italia dove il tasso di occupazione femminile è del 49% rispetto alla media europea del 60%, situandosi così al penultimo posto seguita solo dalla Grecia. Le donne che sono uscite dal mondo del lavoro, o che hanno ritardato l’entrata nel lavoro a causa di impegni familiari, devono avere un accesso facilitato ed immediato a tutti i programmi di formazione europei.

Si deve prevedere un aiuto particolare per le donne che escono dal periodo di maternità, fornendo un aiuto finanziario per la gestione dei bimbi al fine che le mamme possano rientrare più facilmente nel mondo del lavoro.

4) Più crescita: per creare una ripresa economica di cui possano approfittare i paesi europei a minor crescita come l’Italia, l’Europa deve dotarsi di un nuovo fondo Europeo per gli investimenti, le cui risorse finanziarie dovranno provenire da una politica fiscale comune sulle società multinazionali che preveda una unica tassazione europea: si introdurrà una corporate tax versata direttamente al bilancio UE da quelle multinazionali che operano sull’intero territorio europeo ma che scelgono come sede fiscale i paesi a minor tassazione: in particolare, questo è urgente per le grandi piattaforme digitali che stanno trasformando, e a volte eliminando, intere filiere della distribuzione e del commercio e che incassano i guadagni in paesi a bassa tassazione.

Per invertire la tendenza a bassi livelli di investimento e riportare l’Europa sul cammino della ripresa economica, è necessario anche un drastico cambio di rotta da parte dei paesi che dispongono di surplus di bilancio. Per esempio, la Germania dovrà investire una parte del proprio attivo di bilancio in progetti di dimensione transnazionale di cui possano beneficiare i paesi europei in ritardo di crescita per creare lavoro. Questo è in linea con i richiami del Fondo Monetario Internazionale e le raccomandazioni della Commissione Europea.

Gli investimenti si dovranno concentrare essenzialmente lungo due assi:

  • Le tecnologie strategiche, quali la biotecnologia, il digitale, la robotica, i materiali avanzati al fine di mantenere l’autonomia e la sovranità dell’Unione europea in settori vitali per la nostra economia e la nostra sicurezza, e per promuovere la competitività dell’industria europea. Gli investimenti devono servire anche ad assicurare che i risultati di ricerche svolte nei paesi europei vengano sviluppati da imprese europee, perché in Europa abbiamo il 20% della R&S mondiale e 1/3 delle pubblicazioni scientifiche di alta qualità, ma troppo spesso sono le imprese straniere che ne beneficiano.
  • Le infrastrutture e il territorio: si devono aumentare gli investimenti nei grandi assi di trasporto europeo ma anche nel collegamento delle zone più periferiche, nelle reti energetiche, nelle telecomunicazioni delle zone distanti e isolate. Si deve inoltre investire nella gestione del territorio che in molte zone dell’Europa è particolarmente a rischio di calamità naturali.

02

Un’Europa per il clima

L’emergenza climatica richiede di essere affrontata a livello globale e l’Unione Europea, che già applica standard di qualità ambientale e impegni di riduzione di CO2 tra i più severi al mondo, deve promuovere una politica più coraggiosa e ambiziosa per contenere l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi entro il 2030, evitando così gli effetti più catastrofici previsti dagli scienziati. (Oggi la temperatura globale è già cresciuta di 1,1 gradi rispetto al 1880 con un aumento sia della frequenza che dell’intensità degli eventi metereologici estremi).

Rispondere a questa sfida richiede una transizione energetica che impone sia cambiamenti tecnologici a livello di produzione che un sostanziale cambiamento degli stili di vita e dei modelli di consumo.

La sfida può essere vinta agendo su tre fronti:

1) la riduzione delle emissioni di CO2 attraverso l’abbattimento dell’uso dei combustibili fossili e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili; si tratta in particolare di rendere le energie rinnovabili più sostenibili economicamente e di accrescere il miglioramento dell’efficienza energetica.

2) la promozione di una mobilità sostenibile, attraverso investimenti in ricerca, nuove tecnologie e facilitazioni fiscali che abbassino le emissioni di CO2 legate ai trasporti delle persone e delle merci (seconda causa del riscaldamento dopo l’industria!).

3) l’educazione dei cittadini a stili di vita e di consumo rispettosi dell’ambiente, introducendo l’educazione ambientale nei curricula scolastici e realizzando campagne informative ed educative per promuovere consumi più sostenibili (diminuzione dell’uso dell’auto, riduzione dei rifiuti, eliminazione delle plastiche non biodegradabili, risparmio energetico…).

Secondo le stime più recenti la progressiva riconversione “verde” dell’economia europea (fonti rinnovabili, agricoltura biologica, efficientamento degli edifici, mobilità sostenibile…)  potrà creare in Europa nei prossimi cinque anni fino a 10 milioni di nuovi posti di lavoro.

03

Un’Europa per la salute

Il diritto alla salute è parte integrante dei diritti umani fondamentali riconosciuti nei Trattati dell’Unione Europea e siamo l’unica regione al mondo dove tutti i cittadini hanno diritto d’accesso alle cure mediche. Si deve quindi garantire pari opportunità di accesso ai trattamenti terapeutici, un’assistenza socio-sanitaria di qualità, e le necessarie tutele giuridico-economiche-sociali ai pazienti e ai loro familiari.

Nelle politiche economiche e di sviluppo della Unione Europea si deve affermare pienamente il concetto d’investimento in salute, cambiando il pregiudizio che le spese per la sanità siano un costo; esse sono invece un investimento che crea un grande valore aggiunto, L’investimento nei sistemi sanitari, al di là di creare valore per la salute di ciascun individuo, è fondamentale per tre motivi: prima di tutto l’investimento in salute riduce le disuguaglianze sociali. E’ infatti provato che il livello economico e sociale influisce sul livello di salute: investire nei sistemi sanitari, nella salute in generale ed in particolare nella prevenzione, riduce le disuguaglianze e contribuisce ad eliminare povertà ed esclusione. In secondo luogo, investendo in salute possiamo rendere più efficienti i nostri sistemi sanitari e avere degli outcomes di salute migliori con una spesa inferiore. Infine investire nella salute delle persone significa investire nella salute dei lavoratori: un lavoratore in buona salute lavora meglio e lavora più a lungo. 

Gli Stati membri devono migliorare l’integrazione in alcuni settori della salute quali le malattie rare, dove solo la dimensione europea può permettere di affrontare le sfide. L’obiettivo è che tutte le persone affette da una malattia rara possano ricevere una diagnosi accurata e cure adeguate entro un anno dal primo consulto medico, ed essere presi in carico, anche a livello sociale durante tutto il loro percorso di vita. E con maggiori investimenti europei nella ricerca e innovazione si offrono nuove opportunità e speranze per le persone affette da malattia rara.

Si devono promuovere maggiori collaborazioni e programmi congiunti a livello europeo sulla base della Direttiva sull’Assistenza Sanitaria Transfrontaliera, come per esempio le Reti di Riferimento Europee, una vera e propria organizzazione sanitaria europea di 900 centri ospedalieri di eccellenza nazionali che operano in rete.

Si deve assicurare la tempestiva approvazione del Regolamento europeo per le attività connesse alla valutazione costo-beneficio delle tecnologie sanitarie (HTA) e creare un coordinamento europeo obbligatorio attraverso le Valutazioni Cliniche Congiunte, con un ampio coinvolgimento dei pazienti, finalizzato a dare il giusto valore al farmaco, ai dispositivi medici e alle altre cure, e a prendere in piena considerazione anche gli aspetti sociali di sostenibilità e di qualità della vita.

04

Un’Alleanza Europa-Africa

Si deve lanciare una nuova alleanza Europa-Africa per promuovere la crescita e il lavoro in Africa attraverso l’istituzione di un’area di libero scambio e la promozione d’investimenti nei paesi africani, destinati alla costruzione di infrastrutture, allo sviluppo di un‘agricoltura sostenibile e di un sistema industriale basato sulle piccole e medie imprese. Questo contribuirà ad aumentare i legami economici e commerciali con l’Africa, aprendo nuove possibilità per le nostre imprese, e ridurrà la pressione migratoria verso l’Europa.

L’alleanza Europa-Africa deve anche contribuire a rafforzare le istituzioni e migliorare la governance dei paesi africani attraverso programmi di scambio e di formazione dei giovani destinati ad entrare nell’amministrazione e programmi di formazione e assistenza tecnico-amministrativa per il personale delle istituzioni pubbliche africane.

La sfida dell’immigrazione deve essere affrontata con una vera cooperazione tra gli stati europei sulla gestione delle frontiere e le politiche di asilo.

  • Si deve garantire il controllo delle frontiere con il potenziamento di Frontex, l’Agenzia Europea di frontiera e costiera, e degli interventi comuni di sorveglianza dei mari, tipo la missione Sophia; si deve anche sviluppare una forte azione di lotta al crimine del traffico di persone in cooperazione con i paesi rivieraschi del Nord Africa.
  • L’accoglienza dei migranti deve essere resa più sostenibile e solidale con la creazione di un’Agenzia europea delle migrazioni dotata di centri di accoglienza e di registrazione dei migranti sia sul territorio europeo che nei paesi di partenza, e che agisca sulla base di una procedura d’asilo armonizzata a livello europeo. Si devono definire delle quote obbligatorie di distribuzione in tutti i paesi UE in funzione del PIL; e per quei paesi che non accettassero di partecipare all’accoglienza i finanziamenti europei dovranno essere bloccati.
  • L’UE può implementare un sistema di immigrazione legale sulla base dei bisogni reali del mercato del lavoro di ogni paese, in partenariato con i paesi africani più bisognosi.
  • Si deve definire una Carta dei doveri, e anche dei diritti, dei migranti per facilitare l’inclusione professionale e sociale e assicurare il rispetto dei valori, della cultura e della civilizzazione europei.

05

Un’Europa degli Affari esteri e della difesa

Soltanto un’Europa con una propria diplomazia e un proprio esercito può contare e difendersi sulla scena mondiale, non singoli stati che pensano di difendere ciascuno il proprio interesse nazionale. L’Europa deve parlare al mondo con un sola voce: si deve avere una vera politica estera sovranazionale che difenda l’interesse comune europeo.

Nel quadro dei presenti Trattati si devono spingere gli Stati membri a raggiungere un maggior livello di convergenza delle loro politiche estere. A tale fine è necessario un maggiore coinvolgimento del Parlamento Europeo, espressione del voto popolare, in collaborazione con il Consiglio Europeo e il Consiglio dei ministri. Va inoltre reso sistematico il ricorso al voto a maggioranza qualificata nella politica estera e di sicurezza comune, in modo da consentire alla UE di agire in modo credibile sulla scena mondiale. Infine, va rafforzato il ruolo dell’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di difesa e del Servizio europeo per l’azione esterna, oggi presente nei paesi terzi a fianco delle diplomazie nazionali.

Tuttavia l’obiettivo finale deve essere quello di avere una sola politica estera sovranazionale con un unico Ministro degli Esteri ed una unica diplomazia che difenda l’interesse comune europeo e non quello dei singoli paesi. L’Unione Europea deve fare questo impegnativo salto di qualità anche con un numero ridotto di stati, qualora non tutti fossero pronti.

In materia di difesa si deve mirare ad avere una vera e propria difesa comune: i timidi passi realizzati attraverso la Cooperazione strutturata permanente in materia di sicurezza e difesa non sono sufficienti; nessun paese investe da solo risorse adeguate a garantire la sicurezza dei cittadini e la duplicazione degli armamenti militari costa decine di miliardi di euro all’anno. Si devono sviluppare congiuntamente le capacità di difesa e soprattutto spendere meglio le risorse dedicate alla difesa creando un esercito comune europeo. Questo permetterà di fare economie di scala e liberare risorse per nuovi investimenti europei per l’innovazione tecnologica nel settore della difesa.

Una difesa comune europea servirà a difendere meglio i nostri interessi e i territori di tutti i paesi europei ed anche a rispondere uniti alle nuove minacce terroristiche, tecnologiche, sanitarie e climatiche.